Logo
69
69
Gruppo Salìngaros
Lasting for urban beauty and life
ItalianoItaliano
EnglishEnglish
Log in
  • Home
  • Who we are
    • Nikos A. Salìngaros
    • Ettore M. Mazzola
    • Gabriele Tagliaventi
    • Pietro Pagliardini
    • Stefano Serafini
    • Paolo Masciocchi
    • Sergio Porta
    • Antonio Caperna
    • Ciro Lomonte
    • Stefano Silvestri
    • Alessia Cerqua
    • Alessandro Bucci
    • Paolo Vecchio
    • Pietro Pini
  • Press Review
  • Newsletter
  • Documents
  • Research
  • Learning
  • Professional Advices & Services
    • Urban Design
    • Buildings
    • Interior design
  • Links
  • Contact
  • Media
  • P2P URBANISM
  • BIOURBANISM
47
Progettazione urbana

COMUNICATO STAMPA
Via Giulia e i progetti per deridere il processo democratico

7 Maggio 2011

Apprendiamo dala stampa del 6 maggio [1] che sette progetti per la "riqualificazione" di via Giulia - vicolo della Moretta di Roma sono esposti al pubblico per tre giorni, dal 6 al 9 maggio, presso l'Auditorium Parco della Musica (che non ne dà nemmeno notizia nel proprio sito web), dunque in una sede ben lontana dai residenti.

Se qualche cittadino visita la mostra, può esprimere la propria preferenza per uno dei progetti, e poi una Commissione deciderà quale costruire.

Visto però che i progettisti sono stati scelti a monte dalla Commissione stessa, secondo la "moda" architettonica corrente e senza nessun input pubblico, tutto il processo manca di democrazia dall'inizio. E' inoltre ben noto che lo studio del professor Marconi per la ricostruzione filologica degli antichi palazzi che insistevano sull'area, inizialmente incaricato dal Comune, è stato messo da parte senza spiegazioni, e ciò rende il quadro ancora più nebuloso.

Nonostante le forti e dettagliate critiche già pubblicate da più parti contro tale procedura e soprattutto contro i progetti stessi [2], la Commissione va avanti in tutta fretta senza rispondere alle obiezioni, che, nell'ordine, sono: il "pensiero unico" sottinteso allo stile modernista e stravagante di tutti i progetti pre-selezionati; la loro incongruenza con il centro di Roma, che rischia di aggiungere una nuova ferita al tessuto storico dell'Urbe; la distruzione dei reperti romani trovati durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio al di sotto delle nuove costruzioni ideate dai progettisti pre-selezionati; la dannosità urbanistica di tali parcheggi, che contribuiranno ad attirare ulteriore traffico sul Lungotevere, già trasformato in autostrada urbana; il pericolo di infiltrazioni d'acqua e di indebolimento strutturale per gli edifici vicini; l'offesa alla deontologia professionale di tutta la procedura; l'offesa al diritto allo spazio di chi lo vive, cioè i residenti, i romani tutti, e chiunque ami la città di Roma.

La progettazione partecipativa deve seguire alcune regole precise: ad es. coinvolgere il pubblico e gli utenti fin dall'inizio dei progetti; seguire la progettazione dei volumi edilizi e degli spazi pubblici con un team di partecipanti selezionati dai residenti locali; ecc. Mostrare invece dei rendering fatti e finiti, e sperare che qualche visitatore casuale di una mostra seminascosta e della durata di tre giorni esprima il suo parere, non è né partecipazione, né progettazione democratica, ma una presa in giro che getta un'ulteriore grave ombra sulla gestione della Capitale e del suo patrimonio storico-urbanistico.

il Gruppo Salingaros



Al Corviale e alle Vele i soldi di Pompei?

di Stefano Serafini

www.biourbanistica.org

Negli scorsi giorni girava in rete una gongolante email di Pino Galeota, già presidente della commissione cultura di Veltroni, nella quale si annunciava un protocollo d’intesa «che riconosce e inserisce il Quadrante Corviale in un progetto d’interesse nazionale». Il sospetto è che si tratti della proclamazione di una vittoria da talpe, e che il vero obiettivo dell’operazione sia la preservazione del Corviale, il serpentone lungo un chilometro, identificato dalla voce popolare con una prigione, ma “gran segno” per l’intellighenzia architettonica ormai sulla soglia della pensione. Contro le critiche urbanistiche e sociali, le proteste montanti, e il gran parlare di necessaria demolizione, ecco spuntare l’astuzia castale di attribuire ad uno dei più deteriori esempi della periferia romana la patente burocratica di “interesse nazionale”. È la scuola del soprintendente di Napoli Stefano Gizzi, il quale propose lo scorso ottobre di vincolare “per il loro valore storico e culturale” (!) le famigerate Vele di Scampia.

Del protocollo sappiamo solo che lo avrebbe dovuto firmare il 3 maggio, a Roma, Antonia Pasqua Recchia, Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee presso il Ministero dei Beni Culturali. Possiamo immaginare che, mentre Pompei crolla sotto i vecchi e scriteriati restauri in cemento armato, grazie alla stessa smania per il calcestruzzo che produsse e continua a produrre periferie disgustose ed energivore come il Corviale con grave nocumento del paesaggio d’Italia, la sostanza dell’accordo preveda la distrazione di fondi del ministero a puntello del serpentone. E ci viene da domandare se il Ministro sia al corrente di questa operazione da circolo privato che si sarebbe dovuta svolgere nel cuore del MIBAC, a via di S. Michele. Dico sarebbe, perché il 2 maggio Pasqua Recchia ha improvvisamente annunciato forfait, rimandando la firma del protocollo a data da destinarsi.

Il Gruppo Salìngaros e la fondazione AVOE hanno dimostrato come continuare a buttar soldi nelle fauci del serpentone sia una mera scelta ideologica, nonché un grande spreco per le casse pubbliche. Demolirlo gradualmente, mentre si ricostruisce nella sua stessa area un nuovo eco-quartiere urbano come si fa da vent’anni in tutta Europa costerebbe di meno, e avrebbe delle ricadute di sanità pubblica straordinarie. Ma è proprio l’abbattimento del simbolo di una cultura architettonica supponente e autoreferenziale a terrorizzare questi signori, i quali preferiscono di gran lunga gestirne l’economia con buona pace di chi è costretto a vivervi. Incapaci di rispondere all’evidenza, ormai pubblica, costoro hanno scelto la strada della “resistenza” nei corridoi ministeriali.

Stupisce, ma non troppo, che a un simile gioco si sarebbe prestato, se si deve credere all’email, l’Assessorato alla Cultura della Capitale. Resta la speranza di una resipiscenza, magari incoraggiata da amministratori dotati di un po’ di coscienza del bene pubblico, e dal senso del pudore.



Sul Corviale hanno detto:

«Corviale, Le Vele, e gli altri ecomostri costruiti seguendo il pensiero totalitario di Le Corbusier, sono crimini contro l’umanità. Chiunque li sostenga come capolavori architettonici partecipa a una colpa oggettiva.» (Nikos A. Salìngaros, matematico e urbanista, Università del Texas a San Antonio, USA)

«Il più lungo errore del mondo. Il segno più vistoso del fallimento della periferia.» (Sergio Porta, cattedratico di Urbanistica alla Università di Strathclyde, Gran Bretagna)
 
Urban design
June 24th 2010

Léon Krier and Nikos Salingaros required to present New Urbanism and Biophilia in Rotterdam.

Contatti: Email




Gruppo Salìngaros